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Qi gong Piccola e grande circolazione celeste _ 4

La Grande Circolazione Celeste

Dott. Giovanni Marotta

19/05/2026

La Grande Circolazione Celeste (Da Zhou Tian, 大周天) rappresenta, nella tradizione taoista dell’alchimia interna, una fase più avanzata rispetto alla Piccola Circolazione Celeste. Se nella pratica iniziale il lavoro energetico è concentrato soprattutto lungo il circuito formato dal Du Mai e dal Ren Mai — l’asse posteriore e anteriore del corpo — nella Grande Circolazione il Qi viene progressivamente percepito come diffuso e integrato nell’intero organismo. La pratica non riguarda più soltanto un percorso energetico centrale, ma coinvolge globalmente arti, organi interni, respirazione, sistema nervoso e coscienza.

I testi taoisti: “Respirazione totale”

Secondo i testi taoisti classici, la Piccola Circolazione serve a costruire le fondamenta: accumulare e stabilizzare il Qi nel Dantian inferiore, rilassare profondamente il corpo e armonizzare il rapporto tra mente e respiro. Solo quando questa stabilità diventa spontanea e continua il lavoro può espandersi verso la Grande Circolazione. In questa fase il praticante non percepisce più l’energia come un movimento localizzato lungo la colonna o la linea anteriore del corpo, ma come una circolazione ampia, diffusa e unitaria. Molte descrizioni tradizionali parlano di una sensazione di “respirazione totale”, nella quale tutto il corpo sembra partecipare al ritmo del respiro e della presenza mentale.

Ritorno alla "Armonia originaria"

Nel linguaggio dell’alchimia taoista, questo processo corrisponde a una trasformazione più profonda di Jing, Qi e Shen. Il Jing, considerato l’essenza vitale radicata soprattutto nei reni, viene raffinato in Qi; il Qi viene ulteriormente raffinato in Shen, cioè coscienza chiara e stabile. La Grande Circolazione rappresenta quindi non solo un’espansione energetica, ma anche una progressiva integrazione tra corpo, emozioni e attività mentale. Nei testi classici questo stato viene descritto come un ritorno all’armonia originaria tra essere umano e Dao.

Lucidità, vitalità, longevità

Dal punto di vista energetico tradizionale, la pratica coinvolge progressivamente l’intera rete dei meridiani e degli otto vasi straordinari. Il Qi viene percepito come capace di raggiungere gli arti, gli organi interni, il cervello, il “midollo” e i tessuti profondi. Il concetto di “midollo” (Sui) nella medicina cinese non coincide soltanto con il midollo osseo della biomedicina moderna, ma indica una sostanza vitale profonda collegata alla colonna vertebrale, al cervello, alla vitalità cognitiva e ai processi rigenerativi dell’organismo. Per questo motivo le pratiche avanzate di circolazione energetica sono storicamente associate alla conservazione della lucidità mentale, della memoria, della vitalità e della longevità.

In ottica di fisiologia occidentale

Dal punto di vista medico moderno, molti aspetti della pratica possono essere interpretati attraverso la fisiologia della respirazione, della regolazione neurovegetativa e della percezione corporea. La respirazione lenta e diaframmatica produce una modulazione del sistema nervoso autonomo, aumentando generalmente l’attività parasimpatica e riducendo l’iperattivazione simpatica associata a stress cronico e ansia. Questo comporta effetti osservabili sulla frequenza cardiaca, sulla pressione arteriosa, sulla tensione muscolare e sulla variabilità cardiaca (HRV), considerata un indice importante di adattabilità neurofisiologica.

Sviluppo dell’interocezione: attivazioni neuronali

In parallelo, l’attenzione costante alle sensazioni interne del corpo sviluppa l’interocezione, cioè la capacità del cervello di percepire e integrare segnali provenienti da organi interni, respirazione, postura e stato viscerale. Studi neuroscientifici mostrano che pratiche meditative basate sulla consapevolezza corporea attivano regioni come l’insula, la corteccia cingolata anteriore e reti coinvolte nella regolazione emotiva e nell’autoconsapevolezza. In questo senso, alcune esperienze descritte tradizionalmente come “circolazione del Qi” possono essere reinterpretate come fenomeni complessi di integrazione neurofisiologica, variazioni vascolari, rilassamento fasciale e aumento della sensibilità percettiva interna.

Il sistema fasciale

Anche il ruolo della fascia e della postura viene oggi considerato rilevante. Le pratiche taoiste insistono sul rilassamento profondo della colonna vertebrale, del bacino e delle articolazioni. Dal punto di vista biomeccanico, questo può influenzare il tono muscolare cronico, la mobilità respiratoria e la distribuzione delle tensioni fasciali lungo il corpo. Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che la percezione di continuità energetica descritta nelle pratiche interne possa essere collegata anche alla maggiore integrazione sensomotoria e alla diminuzione delle rigidità posturali inconsce.

L’arte del non fare

La tradizione taoista sottolinea tuttavia che la Grande Circolazione non dovrebbe mai essere ottenuta tramite sforzo volontario o intensa immaginazione. I testi classici mettono spesso in guardia contro l’eccessiva concentrazione mentale, la respirazione forzata o il tentativo di “spingere” il Qi artificialmente. In termini moderni, pratiche eccessivamente intense possono produrre iperventilazione, deregolazione emotiva, insonnia, agitazione ansiosa o alterazioni percettive destabilizzanti. Per questo motivo l’approccio tradizionale insiste sulla gradualità, sulla calma mentale e sulla costruzione preliminare di stabilità fisica e psicologica.

Integrazione

Nella sua forma più matura, la Grande Circolazione Celeste viene descritta come uno stato di integrazione globale nel quale respirazione, attenzione, postura e percezione corporea operano in modo armonico e continuo. Più che una tecnica isolata, rappresenta una condizione di organizzazione psicofisica nella quale il praticante sperimenta un senso di unità interna, presenza stabile e riduzione della frammentazione tra corpo e mente.